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Tipi di Open Access

Giovanni Salucci
Scritto da Giovanni Salucci

Come già scritto in un precedente contributo, la stessa definizione di Open Access è ancora oggetto di discussione  a volte anche accesa; non c’è da stupirsi quindi se ci sia confusione anche sulla terminologia che descrive le “varietà” con cui appaiono le pubblicazioni ad accesso aperto.

Utilizzando la classificazione di una delle fonti più autorevoli, web of science, esistono queste versioni: DOAJ Gold, Other Gold, Bronze, Green published, Green accepted. Vediamo nel dettaglio il loro sistema di classificazione, usato nella più importante banca dati degli  articoli delle riviste scientifiche.

Gold (DOAJ). Si tratta di articoli pubblicati nelle riviste inserite nel database di DOAJ, e quindi in accordo con la dichiarazione di Budapest.

Gold (other). Si tratta di articoli pubblicati con una  licenza Creative Common ma in riviste non contenute nel database di DOAJ. Si tratta in gran parte di riviste ibride, quindi a pagamento ma con alcuni articoli ad accesso aperto.

Bronze. Si tratta di articoli messi a disposizione gratuitamente sui siti degli editori, con varie licenze di riutilizzo diverse da quelle Creative Common. Alcuni di questi articoli possono essere gratuiti solamente per particolari periodi promozionali, e poi ritornare non più accessibili.

Green (published). Si tratta di articoli nella versione finale, pubblicata dall’Editore, resi disponibili su un repository istituzionale oppure tematico. Rientrano in questa categoria anche gli articoli che hanno superato il periodo di embargo.

Green (accepted). Si tratta di articoli nella versione accettata dopo la peer review, quindi differente per qualità editoriale e impaginazione da quella pubblicata dall’Editore,  ma non nei contenuti scientifici.

Osservando la classificazione, si nota che il punto di vista scelto da WOS sia quello della reperibilità e della  “affidabilità” o qualità dell’articolo, e quindi passando dal Gold al Green la affidabilità si abbassa. Nessuna informazione invece è data circa gli aspetti economici, cioè se ad esempio sia richiesto o meno un contributo APC da parte degli autori.

Cambiando punto di vista, possiamo trovare altri sistemi di classificazione; ad esempio potremmo scegliere di porre l’interesse sulla licenza di riutilizzo, usando ad esempio le opzioni previste da DOAJ. Troviamo:

CC BY – licenza creative Common che prevede obbligo di citazione

CC BY-NC-ND – licenza creative Common che prevede obbligo di citazione, uso non commerciale e non derivativo

CC BY-NC – licenza creative Common che prevede obbligo di citazione, uso non commerciale

CC BY-NC-SA – licenza creative Common che prevede obbligo di citazione, uso non commerciale e condivisione con la stessa licenza

CC BY-SA – licenza creative Common che prevede obbligo di citazione e condivisione con la stessa licenza

CC BY-ND – licenza creative Common che prevede obbligo di citazione, uso non derivativo

Altra licenza – insieme delle licenze personalizzate, definite sul sito dell’editore o della rivista. Ciascuna licenza descrive nel dettaglio le politiche di riutilizzo degli articoli.

 

Appare evidente che i due sistemi non sono in alcun modo confrontabili tra di loro, pur applicati entrambi agli articoli ad accesso aperto. E ancora una volta, questo sistema non dà informazioni sulle politiche economiche delle riviste.

 

 

Autore

Giovanni Salucci

Giovanni Salucci

Vive a Firenze, CEO di Progettinrete, si occupa di editoria accademica, di innovazione nei processi editoriali delle university press e di tutto ciò che riguarda la definizione dei flussi, la raccolta, gestione, archiviazione, indicizzazione, ricerca e distribuzione dell’informazione.