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Monografie in Accesso Aperto: panoramica II

Introduzione
Nella nostra ricognizione siamo partiti, come detto, dalla lista messa a disposizione da DOAB, selezionando alcuni editori di diverse tipologie. Continuiamo la rassegna, in questo articolo, analizzandone altri: KIT Scientific Publishing; MDPI – Multidisciplinary Digital Publishing Institute; Oxford University Press; Bloomsbury Academic; Böhlau; Coimbra University Press; FedOA – Federico II University Press;  Manchester University Press; University of Calgary Press; Nordic Open Access Scholarly Publishing; Firenze University Press; Frontiers Media SA; Peter Lang International Academic Publishing Group; AOSIS) ed evidenziando caratteristiche comuni e eventuali situazioni particolari.

Caratteristiche comuni

Supporto
Il primo fattore preso in considerazione nella nostra analisi è il supporto delle monografie: nella maggior parte dei casi qui analizzati l’editore pubblica la versione stampata del volume a pagamento e mette disponibile in Open Access il PDF; talvolta è disponibile ad accesso aperto anche una versione e-book (Peter Lang International Academic Publishing Group; Firenze University Press). Più rara, ma comunque presente, è la situazione in cui la versione Open Access del volume è esclusivamente quella divisa in capitoli: il volume intero cioè è acquistabile solo a pagamento, ma è possibile accedere gratuitamente ai singoli capitoli che lo compongono (Bloomsbury Academic).

DOI
La maggior parte di questi editori assegna un DOI ad ogni volume e lo fa con CrossRef; in questo primo lotto di editori analizzato solo un caso si affida a Datacite per la registrazione (KIT Scientific Publishing).
Un’analisi dei set di metadati caricati per la registrazione dei DOI però evidenzia come, nella stragrande maggioranza dei casi, i metadati inseriti sono solo quelli strettamente necessari alla registrazione (titolo, autore, ISBN, anno). Raramente si riscontrano set di dati più completi, contenenti ad esempio anche l’affiliazione degli autori (Firenze University Press), i loro ORCID, i riferimenti bibliografici (Frontiers Media SA), l’abstract del volume (Oxford University Press): tutti dati previsti dal tracciato di CrossRef e che, anzi, costituirebbero proprio il valore aggiunto di un tracciato così ampio e articolato.

Licenze
La quasi totalità degli editori qui analizzati dichiara la licenza di utilizzo del prodotto, tanto nella scheda di presentazione sul sito, quanto nel PDF (o altro formato) scaricabile. Le licenze dichiarate sono tutte Creative Commons, con una sostanziale prevalenza della licenza CC-BY-NC-ND 4.0. In qualche caso sporadico la licenza non viene affatto segnalata o segnalata solo all’interno del materiale scaricabile (Peter Lang International Academic Publishing Group; KIT Scientific Publishing).

Autori e Curatori
La situazione più disomogenea tra questi editori riguarda sicuramente il modo in cui vengono trattati autori e curatori dei volumi: naturalmente tutti segnalano il nome dell’autore/curatore del volume nella scheda catalogo e molti associano ad esso un link. Talvolta gli autori sono normalizzati e il link nella scheda catalogo rimanda alla scheda dell’autore, in cui sono raccolti dati personali e pubblicazioni all’interno del catalogo dell’editore -per chi raccoglie dati più completi: email, affiliazione, ORCID, in qualche caso una breve biografia- (MDPI – Multidisciplinary Digital Publishing Institute; Frontiers Media SA; Bloomsbury Academic; Böhlau; Firenze University Press). Altre volte invece gli autori non sono normalizzati e il nome è quindi una semplice stringa (Coimbra University Press): in alcuni casi qualche dato sull’autore è presente direttamente all’interno della scheda catalogo, ma senza alcun rimando ad una pagina personale (KIT Scientific Publishing); in altri al nominativo viene associato un link che lancia la ricerca del nome all’interno del sito (Manchester University Press; University of Calgary Press; AOSIS).

Metadati
Tutti questi primi editori presi in analisi ricorrono ai metadati descrittivi e di condivisione per aggregatori e motori di ricerca all’interno delle schede web del catalogo, pur utilizzandoli in modo abbastanza disomogeneo. In qualche caso ridotti al minimo (Peter Lang Internati,onal Academic Publishing Group), in qualche caso maggiormente valorizzati (KIT Scientific Publishing; University of Calgary Press; FedOA – Federico II University Press). Gli standard più utilizzati sono Open Graph e Dublin Core -che sembra essere ancora lo standard privilegiato per questo tipo di manifestazione-: quando viene utilizzato un solo standard, si predilige infatti uno di questi due (University of Calgary Press; FedOA – Federico II University Press); quando si utilizzano più standard insieme, almeno uno di questi due è sempre presente; meno rappresentati, ma comunque in uso, sono Highwire Press (Coimbra University Press), twitter (Bloomsbury Academic) e schema.org (Oxford University Press).

Policy e best practice
La maggior parte degli editori dedica una sezione del proprio sito alle policy di pubblicazione (submission, costi di pubblicazione, politica di peer review, norme editoriali), generalmente accessibili da qualunque pagina del sito e cioè presenti nel piede o nel menu principale (FedOA – Federico II University Press; University of Calgary Press; Peter Lang International Academic Publishing Group).
Più rara è la scelta di inserire un rimando a tali policy anche direttamente nella scheda libro (Oxford University Press; Firenze University Press).

Metriche
Sono spesso presenti, in particolar modo nei siti con una grafica e un’architettura più moderna, report sulle statistiche di accesso alla scheda web del volume e sul numero di download del libro o dei suoi capitoli (KIT Scientific Publishing; MDPI – Multidisciplinary Digital Publishing Institute; FedOA – Federico II University Press; Manchester University Press; University of Calgary Press; AOSIS)

Citazioni
Allo stesso modo, sembra in crescita la presenza nella scheda web delle indicazioni per citare il volume: sempre meno come semplice stringa da replicare nella bibliografia per citare l’opera, e sempre più come strumento dinamico per esportare i vari formati di citazione disponibili (KIT Scientific Publishing; MDPI – Multidisciplinary Digital Publishing Institute; Bloomsbury Academic; Coimbra University Press; FedOA – Federico II University Press; Manchester University Press; University of Calgary Press; Firenze University Press; Peter Lang International Academic Publishing Group).

Capitoli
Come anticipato nell’introduzione, un’analisi specifica è stata poi fatta in merito ai capitoli, per quegli editori che distribuiscono i loro volumi, o alcuni dei loro volumi, non solo come testo intero, ma anche suddiviso nei capitoli che lo compongono. Degli editori vagliati circa la metà gestisce anche i capitoli, in particolar modo con una scheda catalogo dedicata al singolo capitolo (e quindi non semplicemente con il sommario e il PDF del capitolo scaricabile) (MDPI – Multidisciplinary Digital Publishing Institute; Oxford University Press; Bloomsbury Academic; Coimbra University Press; Manchester University Press; Frontiers Media SA; Peter Lang International Academic Publishing Group).
Tutti gli editori analizzati che distribuiscono i libri in capitoli mettono a disposizione il PDF scaricabile del capitolo; alcuni aggiungono anche il formato read online, con testo e paratesto del capitolo direttamente fruibili dalla pagina web (Oxford University Press; Bloomsbury Academic; Manchester University Press; Peter Lang International Academic Publishing Group).
Una buona parte degli editori che gestiscono i capitoli registrano il DOI, oltre che per l’intero volume, anche per il singolo capitolo e lo fanno utilizzando CrossRef (Oxford University Press; Bloomsbury Academic; Coimbra University Press; Frontiers Media SA). I metadati inseriti per la registrazione del DOI sono quasi sempre pochi, cosa che non stupisce considerando che la stessa situazione viene riscontrata anche nei DOI dei volumi.
Per quanto riguarda i metadati della scheda web, sembrano essere meno utilizzati e approfonditi rispetto a quelli usati nelle pagine dedicate ai volumi interi (Oxford University Press; Coimbra University Press; Manchester University Press; Frontiers Media SA; Peter Lang International Academic Publishing Group): gli standard più usati rimangono comunque Open Graph, Dublin Core e Highwire Press.
Meno diffuso, rispetto al volume, l’uso delle metriche per misurare accessi e download (Coimbra University Press; Manchester University Press; Frontiers Media SA) e dei tool di citazione (Oxford University Press; Bloomsbury Academic; Coimbra University Press; Manchester University Press; Frontiers Media SA).

Casi particolari
Rispetto alle caratteristiche comuni, si sono riscontrate -anche tra questi pochi primi editori analizzati- delle situazioni particolari, tanto in positivo, quanto in negativo.
Ad esempio, rispetto alla situazione generale prima descritta riguardo al DOI, ci sono alcuni editori che scelgono di non assegnare il DOI neppure al volume intero (Böhlau; Manchester University Press; University of Calgary Press); mentre in alcuni casi i DOI sono segnalati nella scheda catalogo, ma non risultano effettivamente registrati.
Una segnalazione interessante riguarda invece i formati dell’OA: due editori tra quelli considerati mettono a disposizione anche il formato XML del volume (Nordic Open Access Scholarly Publishing) o dei capitoli (Frontiers Media SA).

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Autore

Maria Domitilla Baccari

Maria Domitilla Baccari