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Monografie HSS in OA: modalità e costi di pubblicazione ‒ III Parte

Giovanni Salucci
Scritto da Giovanni Salucci

Terza parte ‒ Verso un nuovo modello economico

1. Introduzione: il modello attuale

Il settore delle HSS è notoriamente considerato il più povero, quello in cui è più difficile ottenere finanziamenti, eppure paradossalmente è il settore dove la maggioranza dei ricercatori (l’84% secondo uno studio del 2014) ritiene più utile pubblicare una monografia rispetto a un articolo in rivista.

Il modello attuale prevede quindi la realizzazione di monografie con il formato cartaceo prevalente, ed è questo a dettarne la filiera realizzativa e distributiva; al Costo di prima copia si sommano quindi i costi di stampa e quelli legati alla distribuzione e gestione delle vendite. Da queste si può ottenere un rientro dei costi, e in qualche caso anche un guadagno. Nel caso delle monografie nel settore delle HSS si tratta, per gran parte dei casi, di prodotti specialistici, di nicchia e le vendite (dell’ordine di centinaia di copie) sono effettuate prevalentemente all’interno del mondo accademico stesso, attraverso l’utilizzo di fondi di ricerca o contributo acquisto copie. L’intero costo, ancora una volta, pesa sul sistema universitario (sia che ad acquistare le copie dei libri siano i ricercatori stessi con i propri fondi di ricerca che le biblioteche universitarie), e, come precedentemente analizzato, è superiore a quello che si avrebbe pubblicando solamente in digitale, anche finanziando interamente la produzione. Il progressivo abbattimento nel tempo delle dotazioni assegnate alle biblioteche universitarie per l’acquisto delle monografie cartacee sta dunque penalizzando il settore.

L’introduzione di un modello sostenibile di conversione dal cartaceo a pagamento in direzione del digitale in open access può quindi contribuire a ridurre o addirittura superare l’ostacolo economico.

Inoltre, pubblicare in open access non riduce solamente i costi, ma aumenta l’audience di coloro che accedono alla pubblicazione, facendo guadagnare prestigio sia all’autore che alla casa editrice, che così adempie meglio al compito della disseminazione dei risultati della ricerca scientifica. I dati esposti dagli editori che stanno pubblicando monografie in open access dimostrano come il numero di download della versione gratuita superi di gran lunga i dati di vendita dell’edizione cartacea abbinata e della media delle vendite ottenute dalle edizioni cartacee in quel comparto per quel genere di pubblicazione.

Come già visto nella prima parte di questo articolo, che si debba andare nella direzione di graduale abbandono del formato cartaceo come supporto prevalente di pubblicazione dei risultati della ricerca scientifica è un dato di fatto ed una decisione irreversibile già presa da chi finanzia la ricerca, negli Usa e in Europa. Dunque se non è (o non sarà) più possibile rendicontare l’acquisto copie all’interno dei progetti di ricerca, che fine faranno le monografie nel settore delle HSS?

Non esiste ancora un modello economico stabile che garantisca la sostenibilità e consenta di stabilizzare il mercato editoriale delle monografie HSS in open access, come abbiamo già avuto modo di notare. L’editoria accademica nel settore delle HSS, principalmente basato sulle monografie, deve quindi affrontare numerose sfide se vuole prendere in esame la conversione dal modello cartaceo al modello di pubblicazione digitale in open access.

2. Ancora sul costo di produzione

Prima di elencare le caratteristiche di un nuovo modello economico, credo sia utile tornare sul punto della individuazione del costo minimo di produzione di una monografia in OA.

Dagli studi elencati nella seconda parte di questo articolo si ottengono valori di Costo globale di prima copia nel settore delle monografie HSS intorno ai 15000 €. Queste cifre sono ottenute analizzando dati di un campione significativo di university press statunitensi, in linea con il contributo APC richiesto dai maggiori editori commerciali, e rappresentano il valore minimo dei costi medi registrati. Un valore più realistico suggerito da altri studi lo attesta intorno ai 20000 €.

Di fronte a tali cifre, il mondo accademico si sta domandando se continuare sulla strada dell’edizione di monografie possa essere in assoluto sostenibile, seguendo la strada del Gold open access. Effettivamente investire 15000 o 20000 € di APC per diffondere i risultati di una ricerca scientifica finanziata già con soldi pubblici sembra eticamente non corretto, ma a pensarci bene le cifre coinvolte nella realizzazione di un fascicolo di una rivista sono addirittura superiori, solo che divise per il numero di articoli/autori danno meno nell’occhio e sono maggiormente tollerate.

Tornando alle monografie, c’è quindi da domandarsi se questo valore possa essere ancora abbassato; identificare la cifra minima, ma pur sempre realistica, costituisce il primo passo verso la costruzione di un modello economico sostenibile.

Nel contesto italiano, le case editrici accademiche, così come le university press, hanno strutture molto snelle e fanno largo utilizzo di servizi appaltati esternamente. La cronica carenza di personale fisso, unita ad una politica del lavoro molto rigida, favorisce l’utilizzo all’interno dei flussi produttivi di risorse anche qualificate, ma precarie e a basso costo; questo meccanismo crea problemi di stabilità, ma abbatte notevolmente i costi diretti di produzione. In molti casi il personale formato all’interno delle case editrici per dare continuità alla propria attività intraprende la carriera di freelance o insieme ad altri costituisce un service editoriale (o uno studio grafico, una web agency…) che poi riceve commesse direttamente dalle case editrici di provenienza.

Esternalizzare le fasi produttive, mantenendo però un adeguato sistema di controllo tramite efficienti sistemi e piattaforme informatiche, rappresenta una modalità comune in Italia che consente alla casa editrice di abbattere i costi e soprattutto di rispettare i budget economici previsti, in quanto il lavoro viene affidato a forfait e gli eventuali sforamenti spesso sono assorbiti dai fornitori, all’interno del loro rischio imprenditoriale. Inoltre, e soprattutto, abbatte consistentemente i costi generali di gestione e quindi il ricarico da conteggiare nel costo globale di pubblicazione.

Sembra quindi ragionevole stimare in 6000 € il costo globale minimo di una monografia HSS in Italia, in linea con i dati olandesi e con le tariffe di rimborso APC previste dalla Commissione Europea.

 3. Innovazione nelle monografie

Il contesto attuale suggerisce che la trasformazione da cartaceo a digitale per le monografie debba essere radicale, includendo una riconsiderazione dei processi produttivi e dei formati disponibili (un semplice PDF gratuito non è sufficiente a soddisfare il lettore digitale medio). Come ipotizzato da alcuni, per un certo tempo la coesistenza del formato cartaceo accanto a quello digitale sarà lo scenario più probabile.

Innovare nel settore delle monografie HSS significa non solo andare incontro alle esigenze dei lettori, ma soprattutto riuscire a risparmiare molte risorse che attualmente vengono sprecate nel circuito librario tradizionale. Vediamo nel dettaglio alcune possibili linee di intervento di tale processo.

3.1 Pubblicazione in megajournal

Per l’editore c’è la possibilità di trasformare una o più collane tradizionali in una nuova rivista/megajournal, e utilizzare questo nuovo strumento/contenitore per pubblicare come articoli di riviste ex saggi e monografie. Il progetto di conversione dovrebbe prevedere, ad esempio, la fusione dei vari comitati scientifici delle collane in un nuovo comitato del megajournal e la revisione delle varie policy (sia editoriali che di peer review). Tutto ciò si imposta e diventa un cambiamento operativo in breve tempo. L’investimento necessario a configurare la piattaforma di gestione e pubblicazione della nuova rivista/megajournal, così come quello per le varie pratiche di registrazione sarebbe ammortizzato in poco tempo, addirittura nel primo anno. Ancora più interessante sarebbe considerare l’ipotesi di attuare una sinergia tra university press che con un progetto comune potrebbero non solo condividere l’investimento iniziale, l’esperienza e le competenze, ma anche il panel di referee. Rimandiamo per l’analisi approfondita di questo scenario ad un articolo in prossima uscita.

3.2 Pubblicazione come banca dati

Ci sono molteplici tipologie di monografie che possono essere impostate e gestite come pubblicazioni interamente digitali, tramite l’utilizzo di piattaforme di schedatura e pubblicazione in rete come banche dati. Ci riferiamo in particolare a tutte le raccolte di lettere, poesie, carteggi e ai loro commenti; alle pubblicazioni che scaturiscono dagli archivi storici (ad esempio inventari e repertori).

Un’altra tipologia di pubblicazione è rappresentata dai repertori bibliografici, così come dai vari tipi di lemmari, dizionari, glossari e in generale da quelle tipologie che prevedono un tracciato di schedatura più o meno fisso. Infine, tutte le pubblicazioni che mirano alla costituzione di un corpus (edizione critica, studi lessicografici, studi filologici) che possono beneficiare della tecnologia informatica e ipertestuale sia nella fase di redazione che per quella di pubblicazione.

Anche in questo caso, l’editore (o un consorzio di editori uniti fra loro) ha la possibilità di dotarsi di una propria piattaforma informatica configurabile ed essere così in grado di ospitare più progetti utilizzando un unico sistema e una procedura di gestione condivisa per più pubblicazioni contemporaneamente. In alternativa, è possibile realizzare e gestire sistemi più circoscritti, uno per ciascun progetto; in entrambi i casi, i costi di realizzazione e gestione sono certamente più bassi di quelli necessari per una pubblicazione cartacea tradizionale, a fronte di una maggiore visibilità e diffusione dei risultati della ricerca.

3.3 Monografia di base in open access

Si possono introdurre delle innovazioni anche qualora si voglia procedere con la pubblicazione di una monografia il cui supporto prevalente sia cartaceo. Dato che è noto come il costo complessivo dell’opera dipenda dal numero delle pagine, quasi in maniera quadratica, predisporre un modello dove si limiti l’estensione della monografia produce innegabili vantaggi economici. Tale scelta è già stata intrapresa da alcuni anni dal gruppo Palgrave Macmillan che ha ideato il formato “Pivot”, intermedio tra l’articolo e la monografia. Sull’introduzione del nuovo formato appositamente per le HSS il gruppo ha costruito un posizionamento commerciale e c’è da aspettarsi che questa strategia venga adottata da altri editori, diventando un nuovo standard per le pubblicazioni nelle HSS. L’innovazione possibile per chi intenda invece puntare sulla prevalenza del formato digitale in OA è rappresentata dalla messa a punto di una nuova filiera produttiva che consenta di realizzare uno o più formati digitali da distribuire in open access, con peer review certificata e una serie di servizi di base minimi (editoriali, di promozione e diffusione…): è il modello Monografia di base. Accanto al digitale, nienta vieta in tale modello di prevedere la realizzazione di un’edizione cartacea a bassa tiratura, utilizzando servizi di Print on Demand per la stampa di un certo numero di copie in base alle necessità di omaggi, scambi, recensioni… L’intero modello economico in questo caso si appoggia sul contributo APC di pubblicazione in Gold open access. Come abbiamo visto in precedenza, già oggi alcuni editori come Ubiquity press e Open Book Publishers si sono posizionati su un modello analogo, con buoni risultati. Accanto al modello base (che dovrebbe attestarsi su un budget complessivo intorno ai 6000 €) è possibile prevedere modelli più articolati, da riservarsi alle proposte di monografie capaci di posizionarsi sul mercato librario, da scegliere qualora sia necessario produrre un formato cartaceo di qualità e con tiratura più ampia: in tale caso, come visto, il budget almeno raddoppia o triplica, ma l’aumento dei costi può essere assorbito dai rientri delle vendite.

4. I principali ostacoli all’innovazione

Occorre affrontare diversi problemi e superare ostacoli di varia natura perché questi modelli innovativi possano farsi strada.

Il principale problema è legato alla valutazione della ricerca prodotta esclusivamente in digitale: attualmente mancano indicatori e metriche che, ad esempio, possano dare ai ricercatori la certezza di un’equa valutazione per una pubblicazione in banca dati; in questo senso occorre che il mondo accademico si doti prima possibile di un sistema di VQR nuovo, trasparente e condiviso, senza delegare alla singola opinione di un valutatore o di una commissione tale decisione. Accanto a ciò, si consideri il problema ben più generale del deposito legale e della preservazione a lungo termine delle pubblicazioni digitali.

Ci sono anche motivazioni interne alla casa editrice che ostacolano o rallentano il processo di trasformazione: oltre alla naturale avversione verso il nuovo che accompagna al “salto verso l’ignoto” un irrazionale istinto di sospetto, l’introduzione sistematica dell’accesso aperto dentro una casa editrice pone diverse domande alle quali attualmente non è semplice rispondere. Una nuova collana in OA che impatto può avere sul resto del catalogo a pagamento della casa editrice? Come cambia la filiera di produzione? Come devono diventare le strategie di marketing, se invece di considerare le vendite si deve ragionare in termini di Impatto?

 5. Un processo inarrestabile

Come sta accadendo per le STM, in cui pochi grandi gruppi editoriali mondiali stanno monopolizzando il mercato dell’editoria accademica con profitti enormi, nel settore delle HSS il fattore che sta destabilizzando il tradizionale contesto è la presa di coscienza da parte delle istituzioni pubbliche (che finanziano la ricerca scientifica) che la gold road dell’open access rappresenta la via privilegiata per la diffusione dei risultati della ricerca. Questo processo è sostenuto sia da motivazioni etiche che soprattutto da considerazioni economiche, ed è quindi, a mio parere, inarrestabile.

La creatività unita al rigore scientifico, l’innovazione tecnologica e la cura editoriale, ma soprattutto la passione per il proprio lavoro faranno sempre la differenza nel mondo dell’editoria accademica: tutti coloro che a vario titolo ci lavorano, grazie ad un modello economico più equo e sostenibile potranno ottenere migliori risultati e il giusto riconoscimento per i tanti sforzi impiegati.

Approfondimenti

Solving the monograph crisis with Open Access

Survey of use of monographs by academics – as authors and readers

 

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Monografie in open access: modalità e costi di pubblicazione – III Parte – Giovanni Salucci – Versione 1.0 – CC BY NC SA 4.0 – 24/05/2016

Autore

Giovanni Salucci

Giovanni Salucci

Vive a Firenze, CEO di Progettinrete, si occupa di editoria accademica, di innovazione nei processi editoriali delle university press e di tutto ciò che riguarda la definizione dei flussi, la raccolta, gestione, archiviazione, indicizzazione, ricerca e distribuzione dell’informazione.