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Gold, Green oppure… Bronze?

Giovanni Salucci
Scritto da Giovanni Salucci

Come noto, il concetto stesso di cosa sia l’Open Access  è in continua evoluzione. Tentare di definire un fenomeno complesso che interessa molti interlocutori  differenti per  missione, scopo  e formazione è impossibile, allo stesso modo  è fuorviante pensare che  la “giusta definizione” sia contenuta nelle poche righe con cui l’Open Access è presentato nella Dichiarazione di Berlino del 2003.

Negli anni, in letteratura sono state introdotte numerose definizioni che identificano differenti “varietà” di Open Access.  Alcune di queste definizioni sono già scomparse,  altre invece si sono affermate ma nonostante se ne faccia un uso ricorrente, non è semplice capire quale fenomeno descrivano poiché le possibilità offerte dalla tecnologia provocano mutamenti rapidi all’essenza stessa dell’editoria accademica scientifica.

In questo breve contributo si proverà a fare chiarezza sulla situazione attuale di alcune definizioni, consapevoli che la validità stessa di queste osservazioni è senza dubbio limitata e destinata a cambiare nel tempo.

Il concetto di Open Access, in ogni varietà possibile,  al momento porta con sé:

  • che si tratti di una pubblicazione scientifica (cioè articolo di rivista o volume, sottoposti a valutazione scientifica, tipicamente peer review). In questo senso i preprint non rientrano all’interno della definizione, in quanto si tratta di articoli non ancora validati.
  • che almeno un formato digitale sia disponibile online per essere letto gratuitamente

Fermandosi qui, già si possono fare due osservazioni molto rilevanti: innanzitutto va evidenziato il fatto che l’aggettivo scientifico è attualmente sotto attacco da tante parti, si pensi a tutta la discussione sulla post publication peer review o sulla validità stessa della peer review. Si può immaginare che questo dibattito avrà delle ripercussioni anche sull’Open Access, che forse a breve dovrà riassestarsi su altre definizioni più generali. In secondo luogo, si noti la mancanza di qualunque riferimento alle licenze di riutilizzo del materiale scientifico: nella definizione di Berlino citata in precedenza si faceva riferimento alle più ampie facoltà da concedersi agli utilizzatori, adesso si tace su questo punto. Ed è proprio partendo da questo aspetto che proviamo a definire uno spettro di varietà dell’Open Access basato non tanto sul modello economico che lo sostiene, ma piuttosto osservando il fenomeno dalla parte dell’utilizzatore.

Consideriamo ad esempio un articolo scientifico pubblicato in una rivista, la sua disponibilità in rete può essere classificata  con un sistema basato sulla disponibilità del materiale e strutturato in cinque categorie, di cui le prime quattro definiscono interamente e senza sovrapposizione l’Open Access:

  1. Articolo disponibile in una rivista interamente in Open Access (Gold Open Access nella definizione di DOAJ, quindi senza embargo) con una certa licenza open di riutilizzo
  2. Articolo pubblicato su una rivista a pagamento ma disponibile in un repository istituzionale (Green Open Access) con una certa licenza open di riutilizzo
  3. Articolo pubblicato su una rivista a pagamento ma scaricabile gratuitamente sul sito dell’Editore con una certa licenza  open di riutilizzo (Hybrid Open Access)
  4. Articolo pubblicato e disponibile  gratuitamente sul sito dell’Editore, ma senza che sia indicata una licenza di riutilizzo (Bronze Open Access)
  5. Articolo disponibile a pagamento (Toll Access) tipicamente in abbonamento.

In questa elencazione abbiamo trascurato altre tipologie / definizioni di Open Access perché sottoinsiemi di queste indicate (ad es. Diamond Open Access è un caso particolare di Gold Open Access, ed è in questa descrizione irrilevante discriminare il modello economico con cui si realizza l’Open Access) oppure illegali (ad esempio Black Open Access ad indicare i repository che violano il copyright, come Sci-Hub) e controversi (si pensi ai Social network accademici dove gli autori caricano e condividono i propri articoli senza badare troppo al copyright).

La novità di questa classificazione sta nell’aver introdotto la varietà “Bronze” : essa oggettivamente è  un mix della Gold e dell’Hybrid perché fa riferimento sempre ad un articolo in Open Access messo a disposizione nella responsabilità dell’Editore.

Ma di che cosa si tratta, allora? Sotto la definizione di  Bronze Open Access si possono trovare gli articoli pubblicati a scopo promozionale, oppure in regime di Delayed Open Access, o ancora, più probabilmente, articoli di tipo Gold Open Access dove l’Editore tuttavia non si pronuncia esplicitamente sulle licenze di riutilizzo. La percentuale di articoli che rientra in questa categoria addirittura sembra sopravanzare tutte le altre, se possiamo credere a alcuni recenti studi e analisi statistiche effettuate dai creatori del plugin UnpayWall.

Per approfondire
Glossario dell’Open Access
Open Access & Scholarly Communication: Defining Success
The State of OA: A large-scale analysis of the prevalence and impact of Open Access articles

Autore

Giovanni Salucci

Giovanni Salucci

Vive a Firenze, CEO di Progettinrete, si occupa di editoria accademica, di innovazione nei processi editoriali delle university press e di tutto ciò che riguarda la definizione dei flussi, la raccolta, gestione, archiviazione, indicizzazione, ricerca e distribuzione dell’informazione.